giovedì 2 aprile 2020

ARTURO DI NAPOLI... pensieri e parole di un cuore Rosanero ai tempi del coronavirus

Il personaggio di oggi è un ex Rosanero di un Palermo di 18 anni fa. Dopo un'estenuante trattativa con Franco Sensi, Maurizio Zamparini "sbarcò" nel capoluogo siciliano e, per allestire una squadra forte, è da ritoccare solo con qualche buon acquisto, pensò bene di trasferire in blocco più di metà del parco giocatori del Venezia al Palermo. In poche ore giunse presso il ritiro della squadra Rosanero a bordo di un pullman  una quindicina di giocatori di ottimo valore e tra essi proprio lui, Arturo Di Napoli, punta dalle grandi qualità che avrebbe fatto reparto con Pippo Maniero, con Cristian La Grotteria e con Peppe Mascara. Il mister designato fu Ezio Glerean, promettente tecnico dei miracoli per 6 stagioni al Cittadella, prima scelta di Zamparini ma a cui, in realtà, non fu dato neppure il beneficio del dubbio perché, dopo un precampionato così così, fu fatto fuori dal vulcanico tecnico friulano dopo una sola partita di campionato persa in quel di Ancona. Al suo posto subito dentro Daniele Arrigoni che nel corso del campionato fu, a sua volta, rilevato dall'esperto Nedo Sonetti che portò i rosa a giocarsi la promozione proprio all'ultima giornata contro il Lecce, in trasferta, non riuscendo, però, a completare la missione che gli era stata assegnata. In tutto questo "bailamme" Di Napoli disputó un campionato in chiaroscuro poiché, come moltissimi giocatori di grande talento, alternava partite straordinarie ad altre piuttosto anonime. Resta una grande certezza nel pubblico rosanero: Di Napoli era un grande giocatore... Si vedeva... Si capiva... Era uno di quelli capaci di spaccare la partita, di inventarsi la giocata in qualsiasi momento. Aveva talento. Di Napoli era la classica "croce e delizia" dei tifosi e, proprio in virtù di questo rendimento altalenante, in tutta la stagione riuscì a scendere in campo per 30 volte delle quali, però, solo 13 da titolare ed altre 17 da subentrato, realizzando comunque un buon bottino, in relazione ai minuti giocati: 8 gol. Memorabile la partita Palermo-Lecce, ultima del girone di andata, giocata a Palermo il 19 gennaio del 2003, quando Arturo decise la partita con due gol straordinari, in particolare il secondo al 94°, quando conquistò palla sulla linea di centrocampo, con uno stop a seguire d'esterno se la spostò sulla fascia sinistra tenendola incollata al piede in fuga solitaria, macinando campo e avversari  in disperata rincorsa, incontenibile come fosse al primo minuto di gioco presentandosi da solo davanti al povero Generoso Rossi che non poté fare altro che raccogliere, mestamente, la stessa palla "dal sacco". Devastante! Da quel giorno non riuscii a non amarlo e continuai a seguirlo anche nelle sue successive annate che videro il subliminarsi delle proprie caratteristiche in riva allo stretto, sponda messinese, di cui diventò idolo assoluto a suon di gol prima in B e poi in serie A. L'ho rintracciato ed anche a lui (che oggi fa l'allenatore) ho chiesto un parere in relazione alla situazione Coronavirus che ci attanaglia: <<La salute viene prima di tutto - ci dice Re Artù - ma fermare il calcio definitivamente, oggi, vorrebbe dire mettere ancor più in ginocchio il nostro paese vista l'incredibile rilevanza economica che questo sport ormai detiene. Alle istituzioni sportive il duro compito di decidere e di farlo con il giusto equilibrio, cosa che non ritengo affatto semplice>>. L'attenzione di Di Napoli si focalizza, quindi, sugli aspetti puramente sportivi della questione e, personalmente, non posso non convenire con lui che anche l'aspetto sportivo conseguente alla crisi mondiale causata dal Covid 19, visti i volumi economici mossi, rappresenti oggi una grossa fetta della crisi economica che si è pericolosamente innescata. Un motivo in più per ripeterci che ce la faremo, che ci rialzeremo anche da questa rovinosa caduta, che torneremo a gioire dagli spalti dei nostri stadi o dai divani di casa... Io ci credo e, sono certo, anche Re Artù!

IVAN TRIGONA


mercoledì 1 aprile 2020

DONATO CANCELLI... pensieri e parole di un cuore Rosanero ai tempi del coronavirus

Donato Cancelli, da Bagnolo del Salento in provincia di Lecce, arrivó a Palermo nell'estate del 1989 a 24 anni dopo due ottime stagioni tra le fila del Giarre, in un Palermo di serie C1 affidato all'esperienza di Franco Liguori in panchina e la cui presidenza era appena passata da Salvino Lagumina a Giovanni Ferrara. Era un Palermo già ambizioso perché conscio del proprio blasone e Cancelli rappresentava un giovane dalle ottime credenziali che avrebbe fatto proprio comodo alla squadra rosa per le sue caratteristiche da incursore, un po' ala, un po' funambolo, di certo giocatore capace di creare scompiglio nelle difese avversarie partendo dalla fascia. Cancelli giunse a Palermo in un momento d'oro per la città: i Mondiali del 1990 sullo sfondo, uno stadio in totale rifacimento ed una città interamente mobilitata e in fermento per adeguare infrastrutture e servizi così da rendere Palermo adeguata al ruolo internazionale richiesto da una tale manifestazione. Quel Palermo era un'ottima squadra: oltre a Cancelli il compianto Gaetano Musella, giocatore dal talento eccezionale e poi Favo, De Sensi, Biffi, Bianchi in porta, Bucciarelli, Bresciani, Cangini... Insomma, una squadra ben attrezzata per poter tentare il salto di categoria ma spesso i progetti non collimano con i fatti e quindi quel Palermo, alla fine, giunse soltanto 5° in classifica ma fu anche finalista di Coppa Italia di serie C contro la Lucchese, inaugurando la nuova "Favorita", sfavillante quel 30 maggio del 1990, alla quale in quell'indimenticabile serata mancò solo quella coppa maledetta da sollevare. In quell'occasione Cancelli si riveló, suo malgrado, decisivo negativamente poiché sbaglió fatalmente quell'unico rigore per i rosa sufficiente a consegnare il trofeo ai toscani. Al termine di quel campionato Donato Cancelli scese in campo ben 28 volte violando la porta avversaria in 3 occasioni ma le sue prestazioni gli assicurarono la riconferma per riprovare il salto di categoria la stagione successiva. La squadra venne ulteriormente rinforzata con gli innesti di Giacomino Modica in cabina di regia, di Paolucci, di Lunerti al centro dell'attacco e poi, ancora, di Danelutti, di Scaglia e di Totò Tarantino. In porta tornó il portiere-talismano, Pietro Pappalardo, che non fallì neppure in quell'occasione. Dopo un inizio piuttosto in sordina Liguori fu silurato per far posto ad Enzo Ferrari, ex giocatore Rosa degli anni 70 nonché ex allenatore di serie A (aveva guidato l'Udinese di Zico, Causio e Montesano) e infatti il baffuto tecnico riuscì a risollevare morale e prestazioni della squadra ottenendo un prezioso secondo posto in classifica che valse il ritorno in serie B e la terza finale di Coppa Italia di C, ancora una volta, però, perduta contro i brianzoli del Monza. In quella stagione Cancelli trovò meno spazio poiché chiuso da Paolucci e scese in campo 20 volte non segnando alcuna rete. Nonostante il tempo trascorso Donato è rimasto molto legato al suo periodo palermitano. Questo il suo pensiero sul momento storico che stiamo tutti vivendo: <<In questo momento, molto difficile per tutti noi, vi prego di seguire alla lettera le indicazioni ministeriali. Con pazienza ed impegno sono sicuro che ce la faremo. Quando tutto sarà finito, ognuno di noi si sentirà una persona diversa ed affronterà la vita con un nuovo spirito e con più serenità. Mando un forte abbraccio a tutti i tifosi del mio amato Palermo, il mio cuore è lì con voi>> e sono certo, caro Donato, che anche nel nostro cuore da tifosi incalliti e anche un po' sentimentali ci sia ancora posto per te, giovane ala di un Palermo che mai abbiamo dimenticato.

IVAN TRIGONA 



martedì 31 marzo 2020

EMILIO BELMONTE... pensieri e parole di un cuore Rosanero ai tempi del coronavirus

Emilio Belmonte fu l'ultimo acquisto effettuato dalla nuova dirigenza del Palermo al termine dell'ultimo giorno di mercato agli esordi della stagione 2000/01 di serie C1 (la quarta di fila in terza serie per i Rosanero) per rinforzare il reparto offensivo dei rosa guidati in panchina dal confermato Giuliano Sonzogni. L'uruguaiano fu prelevato dalla Pistoiese dove non aveva brillato con sole 6 presenze ed un gol segnato ma godeva di buone credenziali per i 14 gol segnati qualche stagione prima con la maglia della Nocerina sempre in serie C1. Il Palermo di Belmonte era anche quello di Max Cappioli, di La Grotteria, di Di Donato, di Bombardini, di Brienza, di Sicignano e di tanti altri giocatori di categoria superiore... Insomma uno squadrone costruito apposta per vincere il campionato inequivocabilmente e che così, in realtà, fece ma non senza qualche difficoltà di troppo nella fase finale dello stesso. Memorabile fu, infatti, la rimonta del Messina che seppe approfittare di un lungo momento di flessione dei cugini palermitani, dall'11° alla 15° giornata del girone di ritorno, culminato con l'esonero a sole due partite dalla fine di mister Sonzogni sostituito da un fedelissimo di casa Roma, Ezio Sella, che ebbe solo il grande merito di spezzare la serie negativa riportando entusiasmo e convinzione tra i rosa tali da consentire ai palermitani di tornare a vincere, provvidenzialmente, gli ultimi due incontri. Nessuno dei tifosi presenti dimenticherà mai l'ultima partita casalinga dei rosa, in casa contro l'Ascoli in contemporanea con Avellino-Messina, decisive per poter decretare il primo posto  e quindi la squadra che sarebbe stata promossa direttamente in serie B. Due partite in un'unica partita; gli occhi sul campo e le orecchie alle radioline collegate con il Partenio di Avellino. Il Palermo, largamente rimaneggiato, con Belmonte che partiva dalla panchina per far spazio a La Grotteria lì a spingere con grande tensione emotiva e poi quel gol di Maggiolini rivelatosi poi decisivo, il tutto alternato alle continue notizie che giungevano dalla Campania laddove si giocava, invece, una gara molto più complessa e divertente con continui capovolgimenti di fronte ed innumerevoli occasioni da ambo le parti, gol annullati e parate decisive da parte dei portieri. Belmonte sostituiva al 26° l'Infortunato Palumbo riuscendo a procurarsi alcune buone occasioni purtroppo non concretizzate. Indimenticabile il finale dei due match in questione: piccolo trotto a Palermo con un Ascoli per niente intenzionato a mettere in pericolo la vittoria del Palermo e terrore puro proveniente da Avellino laddove allo scadere veniva concesso un rigore ai messinesi. Ricordo ancora il silenzio tombale piombato tra gli spalti, una roba mai sentita ne' prima ne' dopo quella domenica, così come tra i calciatori in campo, avvisati dalla panchina e bloccatisi di colpo in attesa di conoscere l'esito del rigore. Torino del Messina pronto sul dischetto e partita ferma a Palermo grazie alla più totale comprensione di arbitro e avversari. Torino batteva, il secondo portiere avellinese Sansonetti, che quel giorno non avrebbe neppure dovuto parare, respingeva il penalty... Il silenzio alla Favorita che si trasformava in brusio, poi in urlo per terminare in un boato liberatorio di gioia immensa che coinvolgeva anche i giocatori rosa in campo che si abbracciavano più felici che mai. Fu promozione in B... Fu gioia pura per tutta la città. Belmonte, che aveva iniziato il campionato da titolare segnando in poche giornate ben 4 gol, a partire da fine novembre si bloccò e pian piano fu scalzato nelle gerarchie da Elia che, al contrario, iniziò a segnare a spron battuto ma quei 4 gol (su 26 presenze accumulate) si rivelarono assolutamente decisivi per il raggiungimento di quella promozione stupenda. Ho ritrovato Belmonte grazie ai social e lui non si è fatto pregare nel rilasciarmi il suo pensiero sul momento storico che stiamo vivendo: <<Dobbiamo essere forti e rimanere a casa, solo così potremo sconfiggere il Coronavirus. Tutti insieme ce la faremo ❤️. Un grosso abbraccio a tutti voi>>. Poche parole ma di gran senso; un invito a ragionare e a non infrangere le regole per il bene di tutti e per limitare i contagi. Grazie Emilio... Fugace cuore Rosanero di 20 anni fa ma, come tutti coloro che hanno vestito la nostra maglia, sempre vivo nei nostri più bei ricordi.

IVAN TRIGONA









lunedì 30 marzo 2020

LUCA LUGNAN... pensieri e parole di un cuore Rosanero ai tempi del coronavirus

Il cuore Rosanero di oggi risponde al nome di Luca Lugnan, attaccante dell'estremo nord d'Italia (è nato a Udine) approdato nel profondo sud, sponda Rosanero, dopo due stagioni con indosso la maglia Rossazzurra dei nostri eterni rivali del Catania. Un inizio con qualche pregiudizio, quindi, dipanato poi con prestazioni caratterizzate dal massimo impegno e dalla grande generosità. Dobbiamo pur dirlo: il Palermo di Lugnan, guidato in panchina da Massimo Morgia e con Giovanni Ferrara in ufficio presidenziale, era un Palermo abbastanza limitato tecnicamente, alla sua terza stagione consecutiva di serie C1 e i suoi giocatori di punta, oltre allo stesso Lugnan erano Vicè Sicignano, Montalbano, Beppe Antonaccio e un Davide Bombardini ancora ben lontano dal giocatore che solo la stagione successiva avrebbe fatto innamorare l'intera tifoseria fino ad approdare in pochissimo tempo nella massima serie in pianta stabile. Anche quel Palermo, però, ebbe un carattere distintivo per cui poterlo ricordare negli annali: più o meno a metà campionato passò di mano dal Presidente Ferrara al patron della Roma Franco Sensi che posizionó sulla poltrona di massimo dirigente Sergio D'Antoni. La nuova proprietà volle subito lasciare la propria impronta cambiando allenatore (Sonzogni al posto di Morgia), parte della dirigenza ed  operando subito alcuni acquisti che, tuttavia, migliorarono ben poco le prestazioni della squadra che alla fine si piazzó solo al sesto posto mancando clamorosamente anche l'ultima posizione disponibile per poter accedere ai play-off. Lugnan, nonostante un bottino non eccelso, riuscì a laurearsi capocannoniere di quella squadra siglando 6 reti al termine del campionato. Lo ricordiamo come un giocatore rapido e tecnico, gradevole a vedersi ma probabilmente un po' limitato dal mediocre tasso tecnico medio della squadra. Lugnan, che oggi fa l'allenatore, mi esprime così il suo punto di vista sul momento storico che stiamo tutti vivendo: <<Amici, questo problema del coronavirus ci sta mettendo a dura prova ma ora l'unica cosa da fare è aver pazienza e seguire le indicazioni che ci vengono date dalle autorità sanitarie. E' dura ma per evitare di essere contagiati e quindi di contagiare amici e parenti dobbiamo restare a casa e mantenere le distanze di sicurezza quando usciamo per fare la spesa. Quello che sta succedendo al nord non deve accadere anche al sud per cui è importante fermare il contagio seguendo le restrizioni che ci stanno imponendo! Mi raccomando: siate diligenti e rigorosi e lavorate da subito per prevenire questa situazione che al nord ha fatto, purtroppo, una strage!!! Lavoriamo di squadra e uniti ce la faremo... Un abbraccio per voi tutti!! >>. E si sa: i premurosi consigli di un vecchio amico non vanno mai ignorati.

IVAN TRIGONA


domenica 29 marzo 2020

MASSIMILIANO PISCIOTTA... pensieri e parole di un cuore Rosanero ai tempi del Coronavirus


Massimiliano Pisciotta, "Masino" per tutti i tifosi Rosanero, è uno dei "cuori Rosanero" a cui, devo confessarvi, sono più affezionato per via della sua semplicità, del suo grande senso di appartenenza e per non essersi mai montato la testa. Pisciotta è un palermitano doc che proprio qui, nella sua città natia, ha vissuto le stagioni più luminose della propria carriera. Arrivò a Palermo, nella formazione Primavera, dal Ragusa nella stagione 1991/92, ma fu nella stagione successiva che ottenne il primo gettone di presenza in prima squadra. Da allora rimase da titolare sotto l'ombra del Castell'Utveggio per altre 3 stagioni, tutte tra i cadetti: stagioni 1993/94, 1994/95 e 1995/96, quella più esaltante, quella del Palermo dei Picciotti di cui lui fu uno degli elementi più rappresentativi. La sua maturità in campo fin da quando era un ragazzo gli valse, qui a Palermo, la fiducia incondizionata di tecnici come Salvemini, Vitali ed Ignazio Arcoleo. Memorabile la sua prestazione alle calcagna del bulgaro Hristo Stoičkov, fresco di pallone d'oro da un solo anno, a cui praticamente negò il pallone per tutta la gara durante la splendida vittoria ottenuta dal Palermo per 3-0 contro il Parma di Nevio Scala, in coppa Italia la magica sera del 30 agosto del 1995. Ho chiesto anche a Pisciotta un pensiero sul momento storico che stiamo vivendo e lui mi ha risposto con un messaggio molto significativo, pur se raccolto in poche parole, ma che assume tutti i contorni di un vero e proprio appello ai suoi vecchi tifosi: <<In questo momento così delicato e sofferto vi chiedo di stringere i denti e di restare tutti uniti per vincere insieme la partita più importante della nostra vita! Restiamo a casa! Un affettuoso saluto a tutti voi tifosi Rosanero>>. Ed io mi associo alla raccomandazione di Pisciotta, un consiglio saggio, di grande buonsenso, il consiglio di un amico... Il nostro amico Masino, "picciotto" di un Palermo che seppe farci tornare a sognare dopo tanto, tanto tempo.

IVAN TRIGONA 



sabato 28 marzo 2020

FRANCO FALCETTA... pensieri e parole di un cuore Rosanero ai tempi del Coronavirus

Di lui ricordo che era uno dei miei difensori preferiti, perché era uno tosto, uno che in campo dava tutto e che difficilmente accettava d'essere superato dal suo avversario. Quando arrivò a Palermo, nel 1984 avevo 11 anni e seguivo il Palermo già da almeno 5 anni... Dormivo sulla pagina più rosa dell'album della Panini e provavo ad imparare tutto sui miei eroi. Falcetta restò a Palermo per due stagioni in un periodo piuttosto "caldo" per la nostra città. Il primo campionato che giocò in maglia rosa fu di serie C1; quello fu anche il primo giocato in serie C dal Palermo, stagione 1984/85 sotto la guida di Tom Rosati, un sergente di ferro che sapeva come tirare fuori il massimo dai propri giocatori anche a suon di "ceffoni" quand'era il caso. Era il Palermo di Ranieri, di Paleari, di Lele Messina, di Majo, dei giovani De Vitis e Majellaro e... di Falcetta. Ma era anche, e soprattutto, il Palermo di Roberto Parisi, il Presidente che il 23 febbraio del 1985 venne trucidato dalla mafia a Partanna Mondello. La squadra proseguì sotto la guida del Vicepresidente Salvatore Matta. In quel campionato Franco collezionó 25 presenze e si conquistò la conferma per la stagione successiva, in serie B, a seguito dell'immediata promozione raggiunta al termine del campionato. Anche la stagione successiva, 1985/86, sarebbe stata ricordata per sempre nella storia del Palermo calcio. Al termine di un campionato massacrante iniziato in panchina da Giagnoni ma concluso da Veneranda i Rosanero si salvarono all'ultima giornata grazie a un gol del "primavera" Giovanni Tarantino che regoló il Monza. Nel frattempo il Palermo venne condannato, nell'ambito del secondo scandalo del calcio scommesse, a dover scontare una penalizzazione di 5 punti nel campionato successivo oltre alla squalifica di quasi tutti i propri calciatori in rosa, compresi il Presidente Matta e l'amministratore Schillaci, con pene variabili da 1 mese a 5 anni. Quell'anno Falcetta giocò allo spasimo per 25 volte segnando anche un gol ma il Palermo non riuscì ad iscriversi al successivo campionato cadetto perché fu dichiarato fallito dalla Lega Calcio per debiti pregressi. E il calcio sparì da Palermo per una stagione per tornare, in C2, nella stagione 1987/88. Due anni per Franco da Osimo qui a Palermo, ma due anni intensi, tosti, indimenticabili nel bene e nel male, ma tali da far restare il Rosanero per sempre nel cuore di Falcetta. Da me rintracciato e interpellato sul momento storico che stiamo vivendo snocciola il suo pensiero: <<Certamente il periodo che stiamo vivendo - ci dice - ha catapultato la nostra società all'interno di un film che alterna momenti di vita quotidiana a momenti di profondo scoramento perché se ci fermiamo un attimo a pensare, la situazione è più grave di quanto si pensi. L'Italia è falcidiata dai contagi e dai lutti e il continuo susseguirsi di notizie, a volte contrastanti tra loro, mettono ancora più ansia in ognuno di noi. Io penso - continua Falcetta - che sarebbe più giusto seguire in maniera pedissequa le indicazioni che ci vengono date dagli organi governativi con la speranza che qualcuno trovi presto un vaccino, ma abbiamo tutti fretta che questo avvenga il prima possibile>>. È a questo punto che Falcetta si congeda ma non prima di un affettuoso pensiero ai suoi ex tifosi e ai colori Rosanero: <<Abbraccio Palermo e i palermitani; vi voglio bene, dico "Forza Palermo" ma oggi bisogna anche dire "Forza Italia"!!! >>. Grazie Franco, roccia della difesa di un Palermo malconcio ma che abbiamo sempre amato.

IVAN TRIGONA




venerdì 27 marzo 2020

LIBORIO POLIZZI... ᴘᴇɴꜱɪᴇʀɪ ᴇ ᴘᴀʀᴏʟᴇ ᴅɪ ᴜɴ ᴄᴜᴏʀᴇ Rᴏꜱᴀɴᴇʀᴏ ᴀɪ ᴛᴇᴍᴘɪ ᴅᴇʟ Cᴏʀᴏɴᴀᴠɪʀᴜꜱ

Prᴏꜱᴇɢᴜɪᴀᴍᴏ ɴᴇʟ ɴᴏꜱᴛʀᴏ ᴀғғᴀꜱᴄɪɴᴀɴᴛᴇ ᴄᴀᴍᴍɪɴᴏ ʟᴀꜱᴛʀɪᴄᴀᴛᴏ ᴅᴀʟʟᴇ ᴘᴀʀᴏʟᴇ ᴅᴇɪ ɴᴏꜱᴛʀɪ "ᴇx", ᴛᴜᴛᴛɪ ᴀᴄᴄᴏᴍᴜɴᴀᴛɪ ᴅᴀ ᴜɴ ᴜɴɪᴄᴏ ᴅᴇɴᴏᴍɪɴᴀᴛᴏʀᴇ: ɪʟ ᴄᴜᴏʀᴇ Rᴏꜱᴀɴᴇʀᴏ. Oɢɢɪ ᴠɪ ʀɪᴘᴏʀᴛᴇʀᴏ̀ ɪʟ ᴘᴇɴꜱɪᴇʀᴏ ᴅɪ ᴜɴ ᴀʟᴛʀᴏ ɴᴏꜱᴛʀᴏ Pʀᴇꜱɪᴅᴇɴᴛᴇ ᴅɪ ϙᴜᴀʟᴄʜᴇ ᴀɴɴᴏ ғᴀ, ᴇ ꜱɪ ꜱᴀ: ϙᴜᴀɴᴅᴏ ᴜɴ Pʀᴇꜱɪᴅᴇɴᴛᴇ ᴄɪ ʜᴀ ʟᴀꜱᴄɪᴀᴛᴏ ϙᴜᴀʟᴄᴏꜱᴀ ᴅɪ ʙᴜᴏɴᴏ, ɴᴇɪ ɴᴏꜱᴛʀɪ ᴘᴇɴꜱɪᴇʀɪ ᴇ ʀɪᴄᴏʀᴅɪ ʀɪᴍᴀʀʀᴀ̀ Pʀᴇꜱɪᴅᴇɴᴛᴇ ᴀ ᴠɪᴛᴀ. Lɪʙᴏʀɪᴏ Pᴏʟɪᴢᴢɪ ғᴜ ᴀʟᴛᴇʀɴᴀᴛɪᴠᴀᴍᴇɴᴛᴇ, Pʀᴇꜱɪᴅᴇɴᴛᴇ ᴇᴅ Aᴍᴍɪɴɪꜱᴛʀᴀᴛᴏʀᴇ Dᴇʟᴇɢᴀᴛᴏ ᴅᴇɪ ʀᴏꜱᴀ ᴅᴀʟʟᴀ ғɪɴᴇ ᴅᴇɢʟɪ ᴀɴɴɪ ᴏᴛᴛᴀɴᴛᴀ ᴀʟʟᴀ ᴍᴇᴛᴀ̀ ᴅᴇɪ ɴᴏᴠᴀɴᴛᴀ ɪɴꜱɪᴇᴍᴇ ᴀ Gɪᴏᴠᴀɴɴɪ Fᴇʀʀᴀʀᴀ ʀɪʟᴇᴠᴀɴᴅᴏ ᴜɴ Pᴀʟᴇʀᴍᴏ ʀɪɴᴀᴛᴏ ᴅᴀ ꜱᴏʟɪ ᴅᴜᴇ ᴀɴɴɪ ᴅᴀ Sᴀʟᴠɪɴᴏ Lᴀɢᴜᴍɪɴᴀ. Iɴ ᴍᴇᴢᴢᴏ, ᴛᴀɴᴛɪ ᴍᴏᴍᴇɴᴛɪ ᴅɪ ᴜɴ ᴄᴀʟᴄɪᴏ ᴄʜᴇ ᴘᴏᴛʀᴇᴍᴍᴏ ɢɪᴀ̀ ᴅᴇғɪɴɪʀᴇ ᴅ'ᴀʟᴛʀɪ ᴛᴇᴍᴘɪ ᴘᴇʀ ᴠᴏʟᴜᴍɪ, ᴠᴀʟᴏʀɪ ᴇ ꜱᴇɴᴛɪᴍᴇɴᴛɪ ꜱᴠɪʟᴜᴘᴘᴀᴛɪ. Fᴜ ᴜɴ Pᴀʟᴇʀᴍᴏ ᴄʜᴇ ғᴀᴄᴇᴠᴀ ʟᴀ ꜱᴘᴏʟᴀ ᴛʀᴀ ʟᴀ ꜱᴇʀɪᴇ B ᴇ ʟᴀ ꜱᴇʀɪᴇ C1 ᴛʀᴀ ᴍᴏᴍᴇɴᴛɪ ᴇꜱᴀʟᴛᴀɴᴛɪ ᴇᴅ ᴀᴛᴛɪᴍɪ ᴘɪᴜ̀ ʙᴜɪ. Dɪ ʟᴜɪ ᴄɪ ᴇ̀ ʀɪᴍᴀꜱᴛᴏ ɪʟ ʀɪᴄᴏʀᴅᴏ ᴅɪ ᴜɴ ᴜᴏᴍᴏ ꜱᴏʟɪᴅᴏ, ᴄᴀᴘᴀᴄᴇ ᴅɪ ᴀʟᴛᴇʀɴᴀʀᴇ ᴍᴏᴍᴇɴᴛɪ ᴅɪ ᴘᴀᴛᴇʀɴᴀ ᴅɪꜱᴘᴏɴɪʙɪʟɪᴛᴀ̀ ᴇ ᴅɪ ᴀғғᴇᴛᴛᴏ ᴀ ᴍᴏᴍᴇɴᴛɪ ᴅɪ ᴅᴜʀᴇᴢᴢᴀ ᴘʀᴏᴘʀɪᴏ ᴄᴏᴍᴇ ᴜɴ ᴘᴀᴅʀᴇ ɴᴇʟʟ'ᴀᴍʙɪᴛᴏ ᴅᴇʟʟᴀ ᴘʀᴏᴘʀɪᴀ ғᴀᴍɪɢʟɪᴀ, ɴᴇɪ ᴄᴏɴғʀᴏɴᴛɪ ᴅᴇɪ ᴘʀᴏᴘʀɪ ғɪɢʟɪ. Pᴏʟɪᴢᴢɪ, ᴅᴀ ᴍᴇ ꜱᴏʟʟᴇᴄɪᴛᴀᴛᴏ ꜱᴜʟ ᴍᴏᴍᴇɴᴛᴏ ᴄʜᴇ ꜱᴛɪᴀᴍᴏ ᴠɪᴠᴇɴᴅᴏ, ᴍɪ ᴍᴀɴɪғᴇꜱᴛᴀ ʟᴀ ᴘʀᴏᴘʀɪᴀ ᴅɪꜱᴘᴏɴɪʙɪʟɪᴛᴀ̀ ᴄᴏɴ ɢʀᴀɴᴅᴇ ᴇɴᴛᴜꜱɪᴀꜱᴍᴏ ᴇꜱᴛᴇʀɴᴀɴᴅᴏ ᴜɴ ᴘᴇɴꜱɪᴇʀᴏ ᴅɪ ɢʀᴀɴᴅᴇ ꜱɪɢɴɪғɪᴄᴀᴛᴏ: <<Nᴇʟʟᴀ ꜱᴜᴀ “Cᴀᴠᴇʀɴᴀ ᴅɪ Pʟᴀᴛᴏɴᴇ”, ɪʟ ғɪʟᴏꜱᴏғᴏ ɪᴍᴍᴀɢɪɴᴀᴠᴀ  ɢʟɪ ᴜᴏᴍɪɴɪ ᴄʜɪᴜꜱɪ ɪɴ ᴜɴᴀ ɢʀᴏᴛᴛᴀ, ғᴀᴄᴄɪᴀ ᴀʟ ᴍᴜʀᴏ, ɪɴᴄᴀᴛᴇɴᴀᴛɪ ᴇ ɪᴍᴘᴏꜱꜱɪʙɪʟɪᴛᴀᴛɪ ᴀ ᴠᴏʟᴛᴀʀᴇ ʟᴀ ᴛᴇꜱᴛᴀ ɪɴᴅɪᴇᴛʀᴏ ʟᴀ ᴅᴏᴠᴇ ʙʀᴜᴄɪᴀᴠᴀ ʟᴀ ʟᴇɢɴᴀ ᴄʜᴇ ꜱᴄᴀʟᴅᴀᴠᴀ ʟᴀ ᴄᴀᴠᴇʀɴᴀ.  Lᴀ ғɪᴀᴍᴍᴀ ᴄʜᴇ ᴀʀᴅᴇᴠᴀ ᴘʀᴏɪᴇᴛᴛᴀᴠᴀ ᴀʟ ᴍᴜʀᴏ ʟᴇ ᴏᴍʙʀᴇ ᴅɪ ϙᴜᴀɴᴛɪ ᴏʟᴛʀᴇ ʟᴀ ʙᴀʀʀɪᴇʀᴀ ᴅɪ ᴄɪɴᴛᴀ ᴇ ɪɴ ᴘɪᴇɴᴀ ʟɪʙᴇʀᴛᴀ̀ ᴠɪᴠᴇᴠᴀɴᴏ ʟᴀ ʟᴏʀᴏ ᴠɪᴛᴀ. I ᴘʀɪɢɪᴏɴɪᴇʀɪ ᴘᴏᴛᴇᴠᴀɴᴏ ꜱᴏʟᴏ ɪᴍᴍᴀɢɪɴᴀʀᴇ ᴄᴏᴍᴇ ᴘᴏᴛᴇꜱꜱᴇ ᴇꜱꜱᴇʀᴇ ʟᴀ ʟɪʙᴇʀᴛᴀ̀ ғᴜᴏʀɪ ᴅᴀʟʟᴀ ᴘʀɪɢɪᴏɴᴇ.   Oɢɢɪ ɴᴏɪ ꜱɪᴀᴍᴏ ᴅᴇɪ “ᴘʀɪɢɪᴏɴɪᴇʀɪ” ᴘᴇʀ ʀᴇꜱᴘᴏɴꜱᴀʙɪʟɪᴛᴀ̀ ᴇ ꜱᴇɴꜱᴏ ᴄɪᴠɪᴄᴏ ᴍᴀ ᴀʟ ᴅɪ ʟᴀ ᴅᴇʟ “ᴍᴜʀᴏ” ᴇ ϙᴜɪɴᴅɪ ᴀʟʟ’ᴇꜱᴛᴇʀɴᴏ ᴅᴇʟʟᴇ ɴᴏꜱᴛʀᴇ ᴄᴀꜱᴇ ɴᴏɴ ꜱᴇᴍᴘʀᴇ ʀɪꜱɪᴇᴅᴇ ʟᴀ ʟɪʙᴇʀᴛᴀ̀.  Iɴ ᴛᴀɴᴛɪ ᴄʜᴇ ᴠᴏʀʀᴇʙʙᴇʀᴏ ʀɪᴍᴀɴᴇʀᴇ “ᴘʀɪɢɪᴏɴɪᴇʀɪ” ᴀ ᴄᴀꜱᴀ ꜱᴏɴᴏ ʀᴇʟᴇɢᴀᴛɪ ɪɴ ᴜɴ ʟᴇᴛᴛᴏ ᴅɪ ᴏꜱᴘᴇᴅᴀʟᴇ  ᴀᴛᴛᴀᴄᴄᴀᴛɪ ᴀᴅ ᴜɴ ʀᴇꜱᴘɪʀᴀᴛᴏʀᴇ ᴄʜᴇ ʟɪ ᴛɪᴇɴᴇ ɪɴ ᴠɪᴛᴀ.  Iɴ ᴍᴏʟᴛɪ ᴠᴏʀʀᴇʙʙᴇʀᴏ ʀɪᴍᴀɴᴇʀᴇ ᴀ ᴄᴀꜱᴀ ᴍᴀ ɪʟ ꜱᴇɴꜱᴏ ᴅᴇʟ ᴅᴏᴠᴇʀᴇ ʟɪ ᴄʜɪᴀᴍᴀ ɪɴ ᴛʀɪɴᴄᴇᴀ ᴀ ᴠɪɢɪʟᴀʀᴇ ꜱᴜ ϙᴜᴇɪ ʀᴇꜱᴘɪʀᴀᴛᴏʀɪ ᴘᴇʀᴄʜᴇ́ ʟᴀ ᴠɪᴛᴀ ᴘɪᴇɴᴀ ʀɪᴛᴏʀɴɪ ɪɴ ϙᴜᴇɪ ᴘᴀᴢɪᴇɴᴛɪ ᴏɢɢɪ ɪɴ ᴅɪғғɪᴄᴏʟᴛᴀ̀.  E ᴄᴏꜱᴀ ᴅɪʀᴇ ᴅᴇɪ ᴛᴀɴᴛɪ ʀᴀɢᴀᴢᴢɪ ᴄʜᴇ ʀɪꜱᴘᴏɴᴅᴏɴᴏ “ᴘʀᴇꜱᴇɴᴛᴇ” ᴀʟ ᴍᴀɴᴛᴇɴɪᴍᴇɴᴛᴏ ɪɴ ᴠɪᴛᴀ ᴅɪ ᴀʟᴄᴜɴɪ ꜱᴇʀᴠɪᴢɪ ᴇꜱꜱᴇɴᴢɪᴀʟɪ ᴄᴏᴍᴇ ᴀᴠᴠɪᴇɴᴇ ɴᴇʟ ꜱᴇᴛᴛᴏʀᴇ ᴀʟɪᴍᴇɴᴛᴀʀᴇ? Sᴏɴᴏ ᴄᴇʀᴛᴏ ᴄʜᴇ ᴀɴᴄʜᴇ ᴀ ʟᴏʀᴏ ɴᴏɴ ᴅɪꜱᴘɪᴀᴄᴇʀᴇʙʙᴇ ʀɪᴍᴀɴᴇʀᴇ “ᴘʀɪɢɪᴏɴɪᴇʀɪ” ɴᴇʟʟᴇ ʟᴏʀᴏ ᴄᴀꜱᴇ. Sᴏɴᴏ ᴄᴇʀᴛᴏ ᴄʜᴇ ᴘʀᴇꜱᴛᴏ ᴇ ᴛᴜᴛᴛɪ ɪɴꜱɪᴇᴍᴇ ꜱᴘᴇᴢᴢᴇʀᴇᴍᴏ ϙᴜᴇʟʟᴇ ᴄᴀᴛᴇɴᴇ ᴄʜᴇ ᴄɪ ᴛᴇɴɢᴏɴᴏ “ᴘʀɪɢɪᴏɴɪᴇʀɪ” ᴇ ᴛᴏʀɴᴇʀᴇᴍᴏ ʟɪʙᴇʀɪ ᴅɪ ᴀʙʙʀᴀᴄᴄɪᴀʀᴇ ɪ ɴᴏꜱᴛʀɪ ᴄᴀʀɪ ᴇᴅ ɪ ɴᴏꜱᴛʀɪ ᴀᴍɪᴄɪ.  Mɪ ᴘɪᴀᴄᴇ ᴘᴇɴꜱᴀʀᴇ ɪɴғɪɴᴇ ᴄʜᴇ, ɴᴇʟʟᴀ ʀɪᴛʀᴏᴠᴀᴛᴀ ʟɪʙᴇʀᴛᴀ̀, ɴᴏɴ ᴅɪᴍᴇɴᴛɪᴄʜᴇʀᴇᴍᴏ ᴄʜɪ ᴇᴅ ɪɴ ϙᴜᴇꜱᴛᴏ ᴍᴏᴍᴇɴᴛᴏ, ᴄᴏɴ ꜱᴀᴄʀɪғɪᴄɪᴏ ᴀ ᴠᴏʟᴛᴇ ᴇꜱᴛʀᴇᴍᴏ, ᴄɪ ꜱᴛᴀ ᴘʀᴏᴛᴇɢɢᴇɴᴅᴏ ᴇ ᴄᴜʀᴀɴᴅᴏ.  Cᴏᴍᴇ ᴜᴏᴍᴏ ᴅɪ ꜱᴘᴏʀᴛ ɴᴏɴ ᴘᴏꜱꜱᴏ ᴄʜᴇ ʀɪᴘᴇᴛᴇʀᴇ ϙᴜᴀɴᴛᴏ ɢɪᴀ̀ ɪɴᴅɪʀɪᴢᴢᴀᴛᴏ ᴀ Fᴀᴜꜱᴛᴏ Sɪʟɪᴘᴏ      (ɪɴᴅɪᴍᴇɴᴛɪᴄᴀᴛᴏ ᴇ ꜱᴛɪᴍᴀᴛᴏ ᴅᴀ ϙᴜᴀɴᴛɪ ʜᴀɴɴᴏ ᴀᴠᴜᴛᴏ ɪʟ ᴘʀɪᴠɪʟᴇɢɪᴏ ᴅɪ ᴀᴍᴍɪʀᴀʀʟᴏ ɪɴ ᴄᴀᴍᴘᴏ, ᴏʟᴛʀᴇ 100 ᴘᴀʀᴛɪᴛᴇ ɪɴ ʀᴏꜱᴀ, ᴇ ᴄᴏɴᴏꜱᴄɪᴜᴛᴏ ᴅɪ ᴘʀᴇꜱᴇɴᴢᴀ) ɪɴ ᴜɴ ʀᴇᴄᴇɴᴛᴇ ꜱᴄᴀᴍʙɪᴏ ᴅɪ ᴍᴇꜱꜱᴀɢɢɪ ᴇ ᴄɪᴏᴇ̀: “Oɢɢɪ ɢɪᴏᴄʜɪᴀᴍᴏ ᴜɴᴀ ᴘᴀʀᴛɪᴛᴀ ᴜɴ ᴘᴏ’ ᴘɪᴜ̀ ᴅɪғғɪᴄɪʟᴇ ᴍᴀ ϙᴜᴀɴᴅᴏ ꜱɪ ᴇ̀ ᴄʜɪᴀᴍᴀᴛɪ ɪɴ ᴄᴀᴍᴘᴏ ꜱɪ ᴠᴀ ꜱᴇᴍᴘʀᴇ ᴘᴇʀ ᴠɪɴᴄᴇʀᴇ! Cᴏꜱɪ ᴄᴏᴍᴇ ғᴀᴄᴇᴠɪ ᴛᴜ”.  Aғғʀᴏɴᴛɪᴀᴍᴏ ᴄᴏɴ ᴄᴏʀᴀɢɢɪᴏ ᴇ ᴘʀᴜᴅᴇɴᴢᴀ ϙᴜᴇꜱᴛᴏ ᴀᴠᴠᴇʀꜱᴀʀɪᴏ, ᴇ̀ ғᴏʀᴛᴇ ᴍᴀ ɴɪᴇɴᴛᴇ ꜱᴄᴏʀᴀᴍᴇɴᴛɪ. Lᴏᴛᴛɪᴀᴍᴏ ᴇ ᴠɪɴᴄɪᴀᴍᴏ! Uɴ ᴄᴀʟᴏʀᴏꜱᴏ ᴀʙʙʀᴀᴄᴄɪᴏ ᴀ Iᴠᴀɴ Tʀɪɢᴏɴᴀ ᴇ ᴀ ᴛᴜᴛᴛɪ ɪ ᴛɪғᴏꜱɪ Rᴏꜱᴀ Nᴇʀᴏ>>. Uɴ ᴍᴇꜱꜱᴀɢɢɪᴏ ᴄʜᴇ ʜᴏ ᴅᴇғɪɴɪᴛᴏ "ꜱᴘʟᴇɴᴅɪᴅᴏ" ᴘᴇʀ ʙᴜᴏɴꜱᴇɴꜱᴏ, ꜱᴘᴇʀᴀɴᴢᴀ ᴇ ғᴏʀᴢᴀ... Fᴏʀᴢᴀ ᴅ'ᴀɴɪᴍᴏ... Dɪ ᴠᴏʟᴏɴᴛᴀ̀... Aꜱᴘᴇᴛᴛɪ ᴄʜᴇ ʀɪᴄʜɪᴀᴍᴀɴᴏ ᴀɴᴄʜᴇ ᴀʟʟᴀ ғᴏʀᴢᴀ ғɪꜱɪᴄᴀ. Eꜱᴀᴛᴛᴀᴍᴇɴᴛᴇ ᴜɴ ᴍᴇꜱꜱᴀɢɢɪᴏ ᴀʟʟᴀ "Lɪʙᴏʀɪᴏ Pᴏʟɪᴢᴢɪ" ᴘᴇʀᴄʜᴇ́ ᴅᴀ ᴏɢɴɪ ᴘᴀʀᴏʟᴀ ꜱɪ ᴘᴜᴏ̀ ᴇᴠɪɴᴄᴇʀᴇ ᴇꜱᴀᴛᴛᴀᴍᴇɴᴛᴇ ʟᴀ ᴘᴇʀꜱᴏɴᴀʟɪᴛᴀ̀ ᴅɪ ϙᴜᴇꜱᴛ'ᴜᴏᴍᴏ ᴄʜᴇ ᴘᴇʀ ᴀɴɴɪ ʜᴀ ʀᴀᴘᴘʀᴇꜱᴇɴᴛᴀᴛᴏ ᴛᴀɴᴛᴏ ᴘᴇʀ ᴛᴜᴛᴛɪ ɴᴏɪ ᴛɪғᴏꜱɪ. A ʟᴜɪ ᴠᴀ ɪʟ ɴᴏꜱᴛʀᴏ ʀɪɴɢʀᴀᴢɪᴀᴍᴇɴᴛᴏ ᴘᴇʀ ᴀᴠᴇʀ ᴄᴏʟᴛᴏ ᴘᴇʀғᴇᴛᴛᴀᴍᴇɴᴛᴇ ɪʟ ꜱᴇɴꜱᴏ ᴅᴇʟʟᴀ ʀɪᴄʜɪᴇꜱᴛᴀ ᴇ ᴘᴇʀ ᴀᴠᴇʀ ᴍᴏꜱᴛʀᴀᴛᴏ ɢʀᴀɴᴅᴇ ᴅɪꜱᴘᴏɴɪʙɪʟɪᴛᴀ̀ ᴇ ꜱᴇɴꜱɪʙɪʟɪᴛᴀ̀. Gʀᴀᴢɪᴇ Lɪʙᴏʀɪᴏ Pᴏʟɪᴢᴢɪ: ɢʀᴀɴᴅᴇ ᴄᴜᴏʀᴇ "ɪɴ Rᴏꜱᴀ&Nᴇʀᴏ". 

IVAN TRIGONA