giovedì 26 marzo 2020

BRUNO INCARBONA... pensieri e parole di un cuore Rosanero ai tempi del Coronavirus

Continuiamo a viaggiare tra le pagine dei nostri "ex", coloro i quali hanno avuto e certamente hanno mantenuto, nonostante gli anni trascorsi, un cuore Rosanero. Quest'oggi siamo andati a cercare Bruno Incarbona, terzino sinistro nato proprio a Palermo ma Materano d'adozione che approdò all'ombra del Monte Pellegrino nel campionato di serie B 1991/92, una stagione che lo vide timbrare il cartellino per 26 volte, un'annata maledetta iniziata in panchina da Enzo Ferrari che fu però rilevato in corsa da Gianni Di Marzio che, nonostante un rendimento casalingo da squadra di prima fascia, non riuscì nell'impresa di salvare i rosa a causa della classifica avulsa (fu un campionato dallo strano epilogo per via di alcuni strani risultati nelle ultime giornate che decretarono la retrocessione dei Rosanero). Incarbona, in virtù del buon campionato disputato, rimase anche in serie C1 sotto la guida di Angelo Orazi, disputando ben 29 gare e segnando anche un gol ma, soprattutto, ergendosi spesso a padrone della fascia sinistra. Quella stagione da incorniciare vide i rosa vincere il proprio girone  e quindi riconquistare la serie B appena persa ma anche aggiudicarsi per la prima volta nella propria storia la Coppa Italia di serie C. Ho rintracciato Bruno per avere anche da lui una dichiarazione sul momento che stiamo vivendo e lui mi ha risposto così: <<Credo che il momento che stiamo attraversando passerà alla storia. Purtroppo leggo da tutte le parti accuse nei confronti del governo e delle istituzioni. Forse qualche errore è stato commesso ma non sono d'accordo con tutti coloro che sono convinti che se ci fosse stato al governo un uomo alla "Putin" tutto ciò non sarebbe avvenuto senza pensare che, invece, noi abbiamo una mentalità diversa da quelle degli altri paesi e che siamo un popolo che ha sempre fatto tutto e il contrario di tutto. Ora spero che questo INCUBO passi in fretta e che il popolo italiano, come sempre, sappia RIALZARSI anche dopo questa caduta e ricominci nuovamente da capo>>. Il nostro beniamino del giorno concentra, quindi, il proprio pensiero sull'aspetto politico e sociale del fenomeno che stiamo vivendo lasciando spazio alla speranza, colei che, da buon cuore Rosanero, non deve mancare mai!!!

IVAN TRIGONA 


mercoledì 25 marzo 2020

GIOVANNI FERRARA... pensieri e parole di un cuore Rosanero ai tempi del Coronavirus

Già dal momento del mio contatto non ho potuto non chiamarlo "Presidente". Perché lui fu il Presidente del Palermo della mia adolescenza, dei miei vent'anni e non riuscirò mai a non chiamarlo così. Giovanni Ferrara, massimo dirigente dei Rosanero dal 1989 al 2000 (periodo intervallato da una parentesi in alternanza con Liborio Polizzi tra la carica di Presidente e di Amministratore delegato) fu il papà di un Palermo che stazionava stabilmente tra le serie C1 e B, dopo la rinascita del 1987 ed il biennio sotto la presidenza di Salvino Lagumina. Un Palermo sicuramente meno "stellare" rispetto alla successiva epoca Zampariniana ma non per questo meno amato da tutta la tifoseria che anche allora, assetata di calcio importante, affollava la "Favorita" facendo registrare spessissimo il tutto esaurito. Giovanni Ferrara fu un Presidente accorto, attento a non fare passi più lunghi delle proprie gambe, spesso molto pragmatico, mai sbruffone, mai sopra le righe... Un vero signore ma allo stesso tempo un vero padre per tutti i giocatori e per lo staff. Mi è capitato personalmente svariate volte d'aver raccolto dalle voci dei beniamini rosa di quel tempo (come Biffi, Modica e tanti altri) il ritratto di un uomo di grande bontà, generosità e correttezza cui i giocatori volevano un gran bene. Si trattava di un calcio già abbastanza diverso, di un "circo" ancora abbastanza attento ad aspetti e valori che si sono andati via via perdendo fino al raggiungimento di una dimensione, quella attuale, totalmente più vicina ad un pianeta economicamente (e moralmente) distante anni luce. Ho, tuttavia, disturbato Giovanni Ferrara nella quiete di casa sua in un momento difficile come quello che stiamo vivendo proprio per conoscere il suo pensiero al riguardo e lui si è lanciato subito, con grande disponibilità, in un'analisi minuziosa relativa agli aspetti prettamente sportivi del momento e ciò non per superficialità bensì per il forte rispetto verso tutti coloro che in questo momento stanno giocando la loro partita più importante contro il Coronavirus e ancor più verso chi, questa partita, l'ha già persa. <<Purtroppo - esordisce - a complicare questo campionato, che nel suo procedere ci ha dato grandi soddisfazioni, è arrivata questa terribile pandemia. Nessuno può sapere quando questo riprenderà e se riprenderà.  Qualcuno ipotizza, alla ripresa, di fare due partite alla settimana, altri che si debba procedere con i play off, altri, infine, che lo si debba considerare concluso e procedere in conseguenza alle promozioni e alle retrocessioni. Vedremo cosa accadrà, ma l'essere al primo posto con ben 7 punti di vantaggio sulla seconda ci deve far stare sereni perché la posizione in classifica del Palermo è espressione del suo valore e qualunque decisione non può prescindere da questo dato di fatto>>. Ferrara rassicura così, subito, i tifosi che sempre continua a rispettare profondamente aggiungendo ancora una menzione ai supporters ed una lode anche all'attuale dirigenza: <<Merito ai palermitani che hanno sostenuto la squadra con grande entusiasmo ed alla dirigenza che ha fatto quanto era nelle sue possibilità affrontando questa impresa con grande impegno e passione. Consentitemi, infine, di porgere il mio più affettuoso abbraccio al presidente Dario, che conosco fin da ragazzo,  per il gran cuore  profuso in questa affascinante avventura che sarà certamente gratificata dal successo che città e dirigenza meritano. Un forte abbraccio a tutti e FORZA  PALERMO!!!>> Ferrara, il Presidente Ferrara, ci saluta chiudendo da tifoso vero e lasciandomi dentro, in fondo al cuore, un alone di nostalgia per un tempo passato, forse più avaro di successi ma tanto, tanto più denso di seguito e di partecipazione emotiva privi di alcuna condizione se non quella di poter sperare, anno dopo anno, di poterci ritrovare lassù, dove anche allora volavano le Aquile.

IVAN TRIGONA



IGNAZIO ARCOLEO... pensieri e parole di un grande cuore Rosanero ai tempi del Coronavirus

Viviamo tutti dei giorni anomali, immersi in ritmi inusuali, costretti in spazi obbligati e a doverci quasi inventare la maniera di far trascorrere un tempo che si è improvvisamente dilatato, per sopravvivere perfino ai nostri pensieri ed alle nostre preoccupazioni oltre che al "Covid 19" che si è annidato pericolosamente nelle nostre vite. Ed è proprio nella spasmodica ricerca del proiettarsi mentalmente verso pensieri piacevoli che ho pensato di coinvolgere i miei beniamini di sempre, gli ex giocatori del mio, nostro Palermo e quando pensi a qualcuno che Rosanero lo è stato ma continuerà ad esserlo a vita non puoi non pensare a lui, a Ignazio Arcoleo, giocatore, bandiera, capitano, allenatore, uomo vero, esempio puro di ciò che possa significare portare l'aquila Rosanero tatuata sul proprio cuore oltre che sulla propria carne. Il suo pensiero si articola come un crescendo di sensazioni, di passione, di dolore, di preoccupazione ma anche di amore e di speranza: <<Come tutti, anche io sono in quarantena per dare il mio contributo alla vittoria della scienza medica sul coronavirus. Provo dolore e tanta tristezza per tutte le vittime e per i tanti ammalati che lottano disperatamente per salvarsi e sono in ansia perenne per la salute dei miei familiari, dei tantissimi amici,  di tutti gli italiani e di tutti i popoli minacciati dalla pandemia. I miei idoli, in questo delicato momento, sono tutti i medici, gli infermieri, il personale del pronto intervento, del 118, delle forze dell'ordine, e della protezione civile. Tutti coloro, insomma, che sono al fronte e combattono questa guerra>>. Le parole di Arcoleo incarnano il pensiero del padre, del marito, del parente, dell'amico, del collega o del cittadino ideale, di colui che nel proprio intimo si sente vicino con la mente e con l'anima a tutti coloro che vivono questo momento storico da protagonisti provando a fare la propria parte per dare un contributo contro un nemico comune, la squadra da battere del momento, non ultimi i lavoratori che vivono queste giornate con spasmodica attesa per capire cosa sarà del futuro loro e delle loro famiglie: <<Il mio pensiero va a tutti i lavoratori costretti a stare a casa senza lavoro, a tutti gli imprenditori ed a tutti i commercianti costretti a chiudere i loro negozi e soprattutto a tutte quelle persone che erano già senza lavoro...>> senza dimenticare gli stessi calciatori che, soprattutto nelle categorie minori non sempre godono di condizioni economiche eccelse: <<Penso anche a tutti i calciatori e a tutto il mondo sportivo professionistico e non che si è dovuto fermare... a tutti gli sportivi ed ai tifosi delle squadre di calcio che sono in ansia per la conclusione dei campionati. Ritengo che questi potranno riprendere solo quando il virus sarà debellato e non sarà certo in tempi brevi. Nessuno può dire quali decisioni verranno prese nel caso in cui la ripresa del paese iniziasse dopo la fine naturale dei campionati. Di sicuro ci sarà un ridimensionamento dei budget a disposizione delle squadre di calcio perché la crisi economica si farà certamente sentire nel breve termine>>. L'Arcoleo-pensiero si conclude con un possibile risvolto ed una speranza che il tecnico mondellano rivolge ad uno dei suoi pallini: i giovani calciatori, proprio quella categoria nella quale Arcoleo ha sempre e coraggiosamente puntato nelle proprie squadre tra le quali proprio il mitico "Palermo dei picciotti": <<Molte società di calcio potrebbero cambiare proprietà, altre per sopravvivere dovranno valorizzare i giovani calciatori della loro "cantera">> il ché, detto da un personaggio del suo spessore e della sua esperienza ci giunge proprio come un'eventualità assolutamente verosimile e chissà che proprio un tecnico di tale fattura non potrà rappresentare proprio la salvezza per molte società. Grazie, Maestro Ignazio... Il tuo punto di vista, la tua testimonianza sono e saranno sempre per tutti noi, tifosi Rosanero, un punto fermo nel mare agitato di questi giorni... Grazie per esserci sempre!!! 






Ivan Trigona 

venerdì 13 luglio 2018

I PACCHI DI ZAMPA: ERNESTO FARIAS

Terza puntata de "I PACCHI DI ZAMPA". Il "pacco" di oggi risponde al nome di Ernesto "El Tecla" Farias, argentino di Trenque Lauquen nato il 29 maggio del 1980. Fu presentato nell'estate del 2004 cone il colpaccio di Maurizio Zamparini per il campionato di serie A, in realtà il calciatore argentino non era l'oggetto dei desideri di Francesco Guidolin e non era stato segnalato da Rino Foschi ma Zamparini lo volle fortemente, certo del suo titolo di capocannoniere del torneo di Clausura argentino con 13 reti in 15 partite e forte del suo "naso" che fin lì lo aveva spesso aiutato nel fiutare dei buoni talenti in giro per il mondo. Si narra che al suo arrivo a Palermo il giovane argentino venne scambiato per colui che doveva arrivare dopo mesi di trattative, ovvero Chevanton ma lui, Farias, per nulla infastidito si limitò a dire: "No, io sono Farias". Detto "el Tecla" per via di quei denti a forma di tasto di pianoforte il centravanti argentino arrivò a Palermo e venne provato per tutta la preparazione come partner d'attacco di Luca Toni ma Guidolin  di scendere a compromessi col Patron non ne voleva sapere e così Farias fini dritto dritto in panchina. Tuttavia per il buon Ernesto parlavano i 110 gol su 213 presenze nell'Estudiandes de La Plata in 7 stagioni giocate: insomma... uno che col gol si dava del tu. Ma come spesso capita (e capita spesso anche a Palermo) Farias in maglia rosa non ne azzeccava una. Utilizzato per 13 volte, delle quali solo un paio da titolare, per niente deludente nel suo incontro con la Juventus, col rientro di Luca Toni El Tecla torna in panchina laddove rimarrà praticamente per tutto il resto della prima parte di campionato. A Palermo El Tecla verrà ricordato solo per la straordinaria disciplina comportamentale e per la grande volontà culminata con la sola doppietta realizzata contro la Salernitana in Coppa Italia. Nel corso del mercato invernale, preso dalla "saudade" Argentina, fa rientro nel proprio paese trasferendosi al pluridecorato River Plate. Al suo arrivo in aeroporto Farias viene accolto da centinaia di tifosi e di giornalisti festanti, così come tradizione vuole per i più grandi campioni. Anche nel River Farias inizia a segnare a ritmi serrati e nel 2006 conquista il titolo di capocannoniere della Copa Libertadores (la nostra Champions League) per poi passare, nel 2007, nuovamente ad una squadra europea: il Porto. Con la maglia più blasonata del Portogallo Farias contribuisce sensibilmente, a suon di reti, alla conquista di 2 titoli nazionali e di una supercoppa. oltre ad esordire ed a giocare addirittura in Champions League dove disputerà 3 partite con la maglia del Porto. La carriera di Ernesto Farias prosegue ancor oggi nell'America di Cali (in Colombia) essendo frattanto passato dal Cruzeiro in Brasile, dall'Indipendente nuovamente in Argentina e dal Danubio in Uruguay. Ovunque Farias ha lasciato un ottimo ricordo, un grande contributo in termini di reti pesanti e di punti conquistati a suon di gol. Al termine della  stagione appena conclusa, Farias avrà collezionato la cifra record di 215 gol segnati in 6 diversi paesi del mondo. Farias, preso da oltre un decennio ad esempio come uno dei pacchi più sonori di Zamparini potrebbe, invece, rappresentare (a ragion veduta visti gli innumerevoli gol realizzati ovunque) il rimpianto più grande per l'imprenditore friulano e, un po', anche per tutti noi tifosi.

mercoledì 4 luglio 2018

Non mi va di rattristare ma questi momenti fanno parte della vita. Parlo di tutto sui social: parlo di valori, di calcio, di sport, di politica, di problemi sociali, di lavoro, scherzo, mi arrabbio... ma chi mi conosce sa quanto dia estrema importanza ai sentimenti. Perché se ignori quelli hai finito!! La tua vita non ha senso!! Oggi ho vissuto un pomeriggio molto duro. Chi mi ha seguito negli ultimi mesi sa della scomparsa di mia madre, quasi 3 mesi fa e quando va via la mamma si porta via una grossa fetta del tuo cuore. Bene... Oggi credo si sia definitivamente chiusa la mia infanzia. Papà ha traslocato, lasciando la casa degli ultimi 30 anni della nostra famiglia. 30 anni sono lunghi... due terzi della mia vita! Avevo visto questa nostra, stupenda, casa vuota 30 anni fa, felice, insieme ai miei genitori, giovani, ai miei fratelli, ragazzi, bambini... Oggi mi sono ritrovato a fare il punto della mia vita. Solo, vagavo per quelle stanze così vuote e desolate... restavo immobile al centro di ognuna d'essa ad annusarne i profumi che un tempo sentivo, ad ascoltare i rumori, le risate, le grida, a rivivere le feste, le discussioni, i gesti d'affetto... La mia cameretta, così triste che sembrava piangere... ogni passo un aneddoto, ogni metro un ricordo. E mamma in ognuno d'essi. E poi la sua stanza... la camera da letto... le serate d'inverno in cui passavo a salutarla prima di andare a letto... o lei distesa in mezzo al letto a sfogliare i settimanali gossippari che adorava... la musica a tutto volume... i miei sogni... i loro... i suoi... E poi, in ultimo, la camera su in terrazza, la soffitta, laddove ho trovato 3 grossi scatoloni e 2 borsoni. Li ho aperti ed ho ritrovato i quaderni, i diari di scuola, i miei libri delle elementari, i miei album Panini dei calciatori, taccuini pieni pieni di statistiche sui calciatori stessi, la mia antica passione legata al sogno di poter fare, da grande, il giornalista sportivo... Prima di uscire ho voluto saltare l'ultima rampa di scale interne scavalcando il passamano come la vecchia pubblicità dell'Olio Cuore... lo facevo quando, da ragazzo, correvo via a vivere la mia indipendenza con i miei amici che bussavano alla porta di casa: Fabrizio, Stefano, Lelle... e quando sono atterrato giù da quel salto non ce l'ho fatta: l'armatura è crollata... il muro si è sfaldato... il sorriso ha lasciato il posto alle lacrime... copiose... discrete prima... singhiozzi, poi... Mio padre mi ha abbracciato forte... E dopo, tutto si è chiuso definitivamente con un tonfo di porta. Forse, a 45 anni, sono diventato davvero un uomo... chissà... o forse quel perenne ragazzino resterà sempre in me, pronto a saltare a piè pari, per l'ennesima volta, quell'ultima rampa di scale...

lunedì 2 luglio 2018

I "PACCHI" DI ZAMPA: ANTONINO ASTA

Nella seconda puntata dei "Pacchi di Zampa", dopo Francsco Modesto, parleremo di Tonino Asta. Antonino Asta, detto per l'appunto Tonino, nasce ad Alcamo il 17 novembre 1970 ma fin da bambino, esattamente ad 8 anni, si trasferisce con la famiglia a Milano dove, di fatto, crescerà. In realtà la storia di Tonino non è una di quelle storie-simbolo dell'emigrato che, lontano dalla propria terra, sfonda lastricando la propria vita di successi e di benessere. No... o meglio: poteva non esserlo. Si dice che Tonino sia stato costretto ad andare a lavorare, molto presto, nel bar dello zio, a Milano, perché i propri genitori si separarono e il papà tornò in Sicilia mentre la mamma restò in Lombardia dove, per campare, dovette iniziare a lavorare proprio nel bar del fratello. Tonino continuò a fare il barman fino all'età di 22 anni. La passione per il calcio continuava a bussare alla porta del giovane Tonino che, pur di rispondere "Presente", si "accollava" enormi sacrifici come quello di andarsi ad allenare a piedi a Corbetta, la sera, dopo aver lavorato duro al Bar per tutto il giorno. Tra campionati dilettantistici e ottime prestazioni, Antonino Asta riesce ad affacciarsi al grande calcio anche se abbastanza tardi, più o meno all'età di 27 anni, quando questi, esterno destro molto veloce e funambolico, viene visionato dal DS del Torino, Comi. Da lì un crescendo di successi fino a divenire il capitano dei granata ed a riuscire a vestire, seppur per una sola volta, la maglia azzurra della nazionale maggiore. I destini di Asta e del Palermo si incrociano nell'estate del 2002 e, se la prima stagione, pur iniziata in ritardo per via di una condizione fisica iniziale da ritrovare, riesce a chiudersi con 24 presenze e 3 reti, Tonino Asta non può affatto prevedere che la propria carriera si chiuderà proprio a Palermo l'anno successivo. Il 7 giugno del 2003, a Lecce si gioca una sorta di spareggio promozione per la serie A. Il Palermo perde male ed Asta resta colpito ad una gamba in maniera più grave del previsto. La parola magica sarà "ASTRAGALO" che non è appunto parte di una formula  bensì un ossicino posto vicino alla caviglia, in una posizione così interna da render difficilissima la sua cura. Ad Asta viene diagnosticata la frattura dell'Astragalo e da allora inizia il suo calvario che lo porterà a chiudere proprio a Palermo una carriera tutto sommato buona. La storia di Tonino e del Palermo si conclude a colpi di carte bollate e di lettere di legali. Dopo 6 mesi di infortunio, vedendo che Asta non rientra, la società gli intima un termine trascorso il quale Asta verrà licenziato per giusta causa. La risposta legale di Tonino non si fa attendere e i suoi legali replicano appellandosi e vincendo definitivamente la causa dopo alcuni anni di lotte nelle aule del tribunale.

Ivan Trigona.